martedì 20 maggio 2014

A colloquio con José Bové,

A colloquio con José Bové, candidato dei Verdi Europei-Eel alla Presidenza della Commissione europea nelle elezioni del 25 maggio
di FABIANA FALDUTO PER LA NUOVA ECOLOGIA
È il 10 maggio, un sabato mattina assolato, e presso la Casa dell’Altra Economia, a Roma, si svolge il forum con i candidati della lista Verdi-Greenitalia. Al tavolino del bar, in mezzo ai biliardini, c’è José Bové, appena arrivato con il treno da Firenze. Si ristora con una birra mattutina. Sembra sorridere per quanto la diversità nello stile fra l’incontro di cui era stato protagonista la sera prima (con i candidati europei Schultz, Juncker e Verhofstadt) e quello di oggi. «Conviviale» lo definisce lui. Al suo sorriso si aggiunge la sorpresa quando incontra un’amica francese, per coincidenza a Roma con le delegazioni internazionali di Via Campesina. Con l’affetto e la semplicità di vecchi amici, si scambiano il numero di telefono e si litigano per un accendino.  «Vedi – dice Bové rivolgendosi a me – sono molto contento di aver rivisto questa persona qui, oggi. Ci conosciamo da tanti anni, eravamo insieme nei campi, ai social forum, siamo stati noi a fondare il principio di sovranità alimentare e ora seguiamo le stesse lotte a livelli diversi…». È il mio momento, adesso, per intervistarlo.
José, le faccio delle domande che si pongono molte persone. Cosa può fare un cittadino comune se tutto è deciso a livello delle banche, delle istituzioni internazionali, dei grandi interessi? Le nostre piccole azioni non vengono vanificate?


Capisco, si può pensare che piccole azioni di pochi non bastano. Eppure, noi siamo partiti da piccole cose, io ero un allevatore, un pastore del Larzac! E oggi, non siamo pochi a credere che è tempo di realizzare la transizione energetica ed ecologica. Certo, la nostra è una grande visione, noi vogliamo un nuovo modello economico e sociale, è un progetto a lungo termine, siamo molto ambiziosi. La persona qualunque, come tu dici, è l’Europa. Siamo 500 milioni, dobbiamo far cambiare le istituzioni.


Come fare, se anche le istituzioni possono venire infiltrate dalla corruzione? In Italia, la mafia ha tentato di utilizzare anche le energie rinnovabili per arricchirsi. Come impedire che si ripeta? (Bové mi guarda per un secondo di traverso). 

Le istituzioni devono cambiare nel senso della trasparenza, della lotta contro le frodi e l’evasione, a livello locale come internazionale. Bisogna ricorrere all’Open Data, trasmettere le riunioni del Consiglio Europeo, del Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti) e del Parlamento in streaming, bisogna rendere nota l’attività dei 15.000 lobbysti a Bruxelles. Personalmente, ho già fatto dimettere la presidente dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti), ho fatto dimettere il responsabile della Commissione Deontologia dei commissari europei, e ho denunciato il direttore dell’organismo antifrode, un italiano, che ancora non si è dimesso… La corruzione può essere debellata.

Riusciranno i Verdi da soli a fermare il famigerato Translatlantic Trade and Investiment Partnership?

Saremo molti, il nostro sarà il terzo partito europeo, e non saremo soli. Anche in passato, di fronte a questioni importanti, abbiamo avuto un appoggio trasversale, molti deputati non hanno seguito la linea del loro partito e hanno sostenuto la nostra stessa posizione. In certi casi, prevale il buon senso. Questo trattato è l’inverso dei valori democratici, l’abbandono dello stato di diritto, l’abbandono della sovranità europea, significa l’emergenza di una dittatura economica. Solo uniti possiamo difenderci, a livello dei singoli stati ci aspirerebbero subito. Per questo dico, ci vuole più Europa, non meno.

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